Il becchino 2.0

Becchino_20Franca Rame, Don Gallo, Jannacci e il Califfo (dimenticavo il piccolo Tony). La primavera gelida e maledetta di quest’anno se li è portati via. Andreotti probabilmente era morto già durante la diretta con Paola Perego anni fa, diventando il primo senatore post-mortem. Di certo non lo rimpiangerò e non credo di essere il solo. Ma gli altri, eh…

Si è scritto tutto quello che si poteva scrivere, e detto altrettanto. Le mie parole sarebbero niente in confronto alla grandezza di questi personaggi. Però una cosa la vorrei raccontare.

L’altro giorno, quando ho letto della morte di Franca Rame, non ci volevo credere. L’ho scoperto sulla homepage di Repubblica, dove, a un certo punto, in alto, è comparso lo strillo in rosso, quello delle notizie importanti, che vanno date subito.

L’ho visto e, come ho già detto, non ci credevo. Allora ho cercato su internet, volevo essere sicuro.

E così ho scoperto che qualcuno su Wikipedia aveva già aggiornato la biografia, girando tutto il testo al passato e aggiungendo la data di morte: il tutto in un nanosecondo.

Me n’ero già accorto con altri lutti eccellenti, ma in questo caso la velocità è stata mostruosa. Ed è ancor più mostruoso pensare che, mentre il marketing del lutto sta raggiungendo vette oltre i limiti del grottesco e dell’umana decenza, la rete abbia partorito il becchino 2.0, o meglio il marmista 2.0. Questa corsa alla lapide virtuale è allucinante. Mi ricorda la gara che fanno i tiggì, o presunti tali, a chi annuncia per primo lo scoppio di una guerra. Quando ci fu l’11 settembre, tutti si aspettavano un intervento americano in Afghanistan. Io mi immaginavo Emilio Fede che dormiva in camper imbottito di caffè e anfetamine, davanti alla Cnn, con in mano le quote sull’ora esatta del giorno esatto in cui sarebbe scoppiata la guerra, al telefono con un allibratore.

Ma Emilio Fede è un giornalista. Sì… cioè… ehm… Ok, ho sbagliato esempio. Insomma, il pelo sullo stomaco rientra nei cosiddetti ferri del mestiere, così mi ripeteva il mio ex capo, ogni volta che mostravo il minimo segno di esitazione. “È morto un operaio della Breda”, “Bene, parla con la vedova e procurati una foto”.

In questo caso però è diverso. Perché Wikipedia non è un giornale e, molto probabilmente, chi l’ha aggiornata non è un giornalista. C’è un piacere perverso nel puntare la bandierina su una bara, nel tagliare per primi questo traguardo macabro, e di certo questa cosa non l’ho scoperta io, ma forse ho il diritto di farmi delle domande se la prima preoccupazione di un lettore, alla notizia della morte di Franca Rame, è stata di inserire la data di morte nella sua biografia.

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2 thoughts on “Il becchino 2.0

  1. leomilla ha detto:

    Bisogna chiedersi chi è che aggiorna wikipedia in realtà, e se dopo averlo fatto non indossi il mantello, imbracci la falce e scenda nel mondo per il suo quotidiano raccolto.

  2. Femme Brutale ha detto:

    “Sostiene Pereira” ci ha insegnato la triste realtà dei coccodrilli e quanto ci sia di poco poetico nelle parole d’addio ai grandi artisti. La Sig.ra Rame lo scorso anno ebbe un ictus, quindi immagino fosse tristemente entrata nella top 10.

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