Memorie di un cronista (parte 1)

cronistaDopo circa due mesi di vita, Out of this Word è prossimo a tagliare il traguardo delle mille visite. Manca davvero poco, per cui mi piacerebbe raggiungere e superare la storica soglia, con questo post d’epoca, un amarcord tratto dal mio personalissimo bestiario personale, che condivisi anni addietro con un gruppo ristrettissimo di amici.

Ve lo ripropongo, sostanzialmente così com’era stato concepito ai tempi, come si dice in questi casi, “sperando di fare cosa gradita”.

The peacekeeper

È il momento dell’aneddoto; annedotooooo; ANEDDOTOOOOOOO (crescendo armonizzato, in stile Beatles).
Nella mia disonorata carriera di cronista (nel mio caso tappabuchi, sforna-cazzate), particolarmente stuzzicanti erano i cosiddetti “servizi a faccine”, altrimenti chiamati “faccini” oppure “testine”. In soldoni, trattasi di vox populi: interviste a caso al passante di turno (fotografato), il quale il più delle volte articola suoni altrettanto a caso, che tu avrai il compito di interpretare e tradurre. Capita così di incappare nei “fenomeni”, gente che con una sola frase riesce scalare tutta la top ten della mia collezione di aneddoti ridicoli. Come quel tizio che alla domanda: “Scusi, sa che abbatteranno la chiesa X per farne una nuova? Lei cosa ne pensa?”, rispose: “Io? Eh… io in chiesa ci vado tutte le domeniche, eh! Però porcoddio questa è veramente brutta!” (giuro che è andata così, avrò modo di narrarvelo).

Ma veniamo al racconto vero e proprio.
L’antefatto
In una sera buia e tempestosa, mentre mi recavo a un eccitante consiglio di circoscrizione, squilla il telefono. È la redazione che mi chiede: “Senti, domani avremmo bisogno che tu facessi dei faccini (sei interviste con tassativa foto dell’intervistato) sulla convivenza con i rom nel comune X”. Unica postilla: “Mi raccomando, i razzisti non ci interessano”. Il giorno dopo è un sabato, piove e fa freddo e in giro non c’è un cazzo di nessuno, per di più se il fotografo, oberato di servizi, si libera solo a mezzogiorno, ora in cui notoriamente non c’è un cazzo di nessuno in giro.

Il misfatto 
Dopo aver perlustrato per un’ora la stazione, che di sabato a mezzogiorno strabordava di pendolari, ho un’illuminazione. “Andiamo al quartiere X”. E lì finalmente incontro un gruppetto di persone a cui sottopongo le mie domande. La mia attenzione è attirata da un uomo, passato alle cronache come “Il filantropo” o “Garrone”, il cui gusto nel vestire è ancora peggiore di quello dei cattivi dei film di Bud Spencer e Terence Hill. Una sorta di Magnum P.I. all’incontrario.
Divisa invernale composta da: pantaloni della tuta blu, giubbotto di finta pelle (in realtà la pelle è la sua, lo spessore marrone che vedi è lo sporco… perché lavarsi, si sa, è roba da ricchioni) e la faccia rosso Campari (o meglio, rosso post Campari).

L’epilogo
Gli faccio le mie domande e lui mi risponde: “I rom? Sono un bel problema, eh! Ma io c’ho la soluzione. Tu vieni qua, mi dai un mitra e io dal balcone sistemo tutto”. Il filantropo si presentava così, con un alito devastato da almeno sessanta Marlboro, di cui 20 fumate e 40 masticate, perché nel frattempo aveva perso l’accendino. Mi guarda in faccia e capisce che il suo piano forse ha una falla, o comunque non mi ha convinto del tutto: “Me ne fanno di tutti i colori”, ci tiene a spiegarmi. “Ci stanno mattine che mi sfeglio, salg’ sul furgona e non parte… ‘Sti bastardi si sono fottuti la penzina!!! Poi mi spaccheno i vetr’, bugano i comm  e poi – e adesso viene il bello – una mattina (io) sono entrate nel furgona. Sara shtat’ nofembr, erano le sei e mezza del mattina. Io entr dentra, appena sfegliat’, chiudo la portiera e penso «cazz’, ma che fredd’ che fa!». E lo sai perché? LO SAI PERCHÉ?????? Si erano fottuti pure il paraprezz, ‘sti bastardi!”. E mentre Alfred, il maggiordomo di Batman, gli diceva con perfetto accento inglese che il pranzo era servito e che alle 14 avrebbe avuto quell’importante convegno su Schopenhauer, io lo contemplavo adorante. Il fotografo scattava foto con la stessa cura con cui si immortala un capolavoro e io sapevo di avere davanti un uomo mandato dalla Provvidenza.

Da allora non l’ho più visto. Forse si sono fottuti pure lui, ‘sti bastardi!

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